Honduras: Il rapporto del GIEI rivela autori e complicità nell’assassinio di Berta Cáceres

Capitale finanziario nazionale e transnazionale e complicità statale sul banco degli imputati

Di Giorgio Trucchi | LINyM

Il 12 gennaio, a meno di due mesi dal decimo anniversario del crimine contro la leader indigena e attivista popolare Berta Cáceres, il Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti (GIEI) ha presentato un rapporto con i risultati di una lunga e complessa indagine, che include scoperte sugli attori responsabili della pianificazione, finanziamento ed esecuzione dell’assassinio, oltre a raccomandazioni per garantire giustizia e riparazione.

Per questo crimine, nel novembre 2024, la Sala Penale della Corte Suprema di Giustizia dell’Honduras ha confermato le sentenze emesse contro sette degli otto responsabili [1], con pene tra i 30 e i 50 anni di carcere.

Per David Castillo, coautore dell’assassinio, ex presidente della società Desarrollos Energéticos SA (Desa) ed ex membro dell’intelligence delle Forze Armate honduregne, la Corte ha deciso di modificare le aggravanti e ridurre la pena a 22 anni e 6 mesi. Inoltre, Castillo ha ricevuto altri 5 anni per frode legata al progetto idroelettrico Agua Zarca sul fiume Gualcarque.

Nonostante questo importante passo verso la giustizia integrale nella Causa Berta Cáceres, il Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras (Copinh), la famiglia dell’attivista e il team di accusa privata continuano a chiedere la cattura e la punizione degli autori intellettuali dell’assassinio. Finora, esiste solo un mandato contro Daniel Atala Midence, ex direttore finanziario di Desa, ancora latitante.

Il GIEI si è insediato in Honduras il 14 febbraio 2025, grazie a un accordo tra la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (Cidh), lo Stato honduregno sotto il governo di Xiomara Castro, il Copinh e il Centro per la Giustizia e il Diritto Internazionale (Cejil). Sia il Copinh che i familiari di Berta Cáceres godono di misure cautelari concesse dalla Cidh.

“L’irruzione armata che ha posto fine alla vita di Berta Cáceres non è stata un fatto fortuito né un atto di violenza comune. È stata la culminazione di un processo prolungato di persecuzione, sorveglianza, criminalizzazione e violenza contro la leader indigena, che per anni ha guidato la difesa del territorio lenca contro l’imposizione del progetto idroelettrico Agua Zarca, in un contesto caratterizzato dalla concentrazione del potere economico e da istituzioni cooptate da interessi privati”, afferma il GIEI nel suo rapporto.


Crimine imprenditoriale

Il rapporto sottolinea che l’assassinio di Berta Cáceres era prevedibile e prevenibile. “Le autorità non hanno attivato meccanismi di prevenzione, né ampliato le intercettazioni, né effettuato arresti tempestivi. Questa inazione, di fronte a un ‘esito inevitabile’, costituisce una grave violazione del dovere di diligenza”, affermano gli esperti.

Si stabilisce inoltre che il crimine è stato preceduto da operazioni di intelligence illegale, sorveglianza sistematica e pianificazione logistica, finanziato con risorse del progetto idroelettrico, erogate da banche internazionali di sviluppo, in particolare dal Banco Centroamericano de Integración Económica (BCIE) e dal Banco de Desarrollo de los Países Bajos (FMO), e deviate dal loro scopo originale.

Di 18,5 milioni di dollari, quasi 12,5 milioni (67%) sono stati deviati o gestiti in modo irregolare. “È stato identificato un modello sistematico di deviazione di fondi, caratterizzato da trasferimenti internazionali ingiustificati, conversione di fondi bancari in contanti, uso di dipendenti di basso rango come incassatori di assegni e frammentazione degli importi per eludere i controlli antiriciclaggio”.

Questo circuito finanziario avrebbe permesso di pagare i sicari e coprire la logistica prima e dopo l’assassinio. Perciò, il GIEI conclude che si è trattato di “un crimine imprenditoriale, finanziario e politico, perpetrato attraverso un’architettura criminale complessa che ha integrato interessi economici, finanziamenti internazionali, strutture di sicurezza, corruzione istituzionale e gravi omissioni statali”.


Piano di riparazione e giustizia integrale

Il GIEI ha evidenziato gli impatti devastanti e di lungo termine sulla famiglia di Berta Cáceres, sul Copinh, sulla comunità lenca di Río Blanco e sul movimento per i diritti umani in Honduras e nella regione.

Ha raccomandato la revoca definitiva della concessione, dei contratti e delle licenze del progetto Agua Zarca, la delimitazione e titolazione del territorio ancestrale della comunità lenca, la cancellazione del registro mercantile e la dissoluzione di Desa, oltre alla pubblicazione degli archivi di intelligence relativi a Berta Cáceres e ai difensori dei diritti umani.

La riparazione deve essere “un processo integrale, collettivo e trasformativo, indispensabile per restaurare la dignità delle vittime, ricostruire il tessuto sociale del popolo lenca e garantire che crimini come l’assassinio di Berta Cáceres non si ripetano”.


Note
[1] Douglas Bustillo, Mariano Díaz, Henry Hernández, Elvin Rápalo, Óscar Torres, Edison Duarte (autori materiali), Sergio Rodríguez (autore per induzione) e David Castillo (coautore)
[2] Roxanna Altholz, Pedro Biscay, Ricardo Guzmán

Fonte: LINyM

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