L’Incontro del movimento sociale e popolare honduregno contro il modello estrattivo ha superato le previsioni

Si va verso l’organizzazione di un piano strategico nazionale di resistenza e di lotta

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Foto G. Trucchi | LINyM

Tegucigalpa, 21 novembre (LINyM) -. Dopo tre intense giornate di lavoro si è concluso martedì scorso (15/11) il primo Incontro delle popolazioni e comunità in lotta contro il modello estrattivo, voluto e coordinato dalla Piattaforma del movimento sociale e popolare honduregno, Pmsph.
Più di 700 delegati e delegate di circa 400 comunità di tutto il Paese si sono riuniti a Tegucigalpa per definire strategie di lotta a livello nazionale in difesa dei beni comuni, per dare visibilità agli effetti devastanti del modello estrattivo su territori e popolazioni e per stimolare l’unità, la mobilitazione sociale e la resistenza permanente.
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“Questi progetti -si legge nella Dichiarazione finale dell’Incontro- vengono portati avanti a scapito dei diritti umani, del rispetto della Convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, stigmatizzando e criminalizzando le organizzazioni sociali e popolari, dividendo le comunità, perseguitando giudiziariamente gli attivisti, assassinando compagne e compagni che si sono opposti a questo modello che depreda i beni comuni per soddisfare le esigenze del grande capitale, impoverendo le comunità”, denuncia il movimento sociale e popolare honduregno.
Dopo un’attenta analisi degli impatti che il modello estrattivo sta avendo su popolazioni e comunità, i partecipanti all’incontro hanno denunciato che in Honduras si sta implementando una politica di neo-colonizzazione dei territori, “giustificando il saccheggio con il concetto improprio di sviluppo”, che altro non è se non un modello di produzione “che privilegia l’accumulazione di ricchezza”.
Attualmente, in Honduras esistono 714 progetti estrattivi e si calcola che tra il 30 e il 35% del territorio sia già stato dato in concessione. Le popolazioni e le comunità in lotta denunciano che l’imposizione del modello estrattivo starebbe causando un’accelerazione del caos climatico, della violenza e della mancanza di sicurezza, della migrazione interna ed esterna, delle espulsioni forzate e dello sfollamento di intere popolazioni.


Stop ai progetti estrattivi
Di fronte a questa situazione, i partecipanti  all’incontro hanno chiesto l’azzeramento immediato di tutti i progetti estrattivi e l’abrogazione delle leggi che permettono di investire in questi progetti di distruzione. Sono anche state esortate le autorità a rispettare i procedimenti espressi negli accordi ratificati dall’Honduras, come per esempio la Convenzione 169 su popolazioni indigene e tribali e la Dichiarazione dell’Onu sui diritti delle popolazioni indigene. Hanno inoltre condannato e preteso la cessazione della militarizzazione e della repressione nei territori.

 

È stato anche lanciato un forte appello alle comunità affinché uniscano le proprie forze, difendano ciò che gli appartiene e non permettano il saccheggio della “casa comune” in cui vivono. L’assemblea dell’incontro si è fatta garante di questo obiettivo.
“La partecipazione è stata straordinaria e ci sono altre comunità che si stanno unendo allo sforzo che sta facendo la Piattaforma. C’è entusiasmo e volontà di unirsi, coordinare strategie e pianificare azioni di resistenza e di lotta. Esigiamo l’abrogazione delle leggi e pretendiamo che si cancellino tutti questi progetti di morte. Non possiamo più accettare una situazione nella quale compagne e compagni vengono assassinati, intere comunità vengono distrutte e la gente viene cacciata”, ha detto Miriam Miranda, coordinatrice dell’Organizzazione fraternale nera honduregna, Ofraneh.
La dirigente garifuna ha aggiunto che prossimamente si riuniranno per definire gli ultimi dettagli di quello che sarà il Piano nazionale di unità e lotta contro il modello estrattivo, per gettare le basi delle prossime azioni e mobilitazioni a livello territoriale e nazionale e per iniziare a preparare il secondo Incontro che si realizzerá il prossimo anno.
Il 2 marzo prossimo, primo anniversario dell’omicidio della dirigente indigena Berta Cáceres, centinaia di comunità a livello nazionale si mobiliteranno in massa contro il modello estrattivo.

 

Un nuovo contesto di lotta e resistenza
“L’attività ha superato tutte le previsioni e si è anche saldato ‘un debito’ che il movimento di resistenza territoriale al modello estrattivo aveva con la popolazione e cioè realizzare un incontro di carattere nazionale in prospettiva regionale. Questa attività rappresenta l’incontro delle diverse modalità di resistenza che esistono in Honduras, ma anche la convergenza di altre modalità che esistono all’interno della regione centroamericana”, ha spiegato alla LINyM, Víctor Fernández, coordinatore del Movimento ampio per la dignità e la giustizia, Madj.
Il cammino di ricerca di strategie comuni iniziato in questi giorni “rompe con lo schema dei piccoli spazi organizzati o delle lotte locali che non hanno visibilità in un contesto nazionale”, ha aggiunto.
Fernández ha poi spiegato quali saranno le prospettive della Piattaforma per il futuro. “Non possiamo realizzare solo semplici incontri. Dobbiamo agire, compiere azioni coordinate di resistenza sfidando le istituzioni. Bisogna inoltre cominciare a delineare una strategia per l’uso popolare delle risorse naturali”.
“Al di là di quello che dicono i governi dobbiamo definire chiaramente quale sia il nostro rapporto con la natura, e pensare al controllo strategico dei territori e, al momento opportuno, delle istituzioni. Dobbiamo sfidarle con la nostra pratica e con la nostra impostazione teorica di un modello alternativo e popolare”, ha concluso Fernández.

 

 

Fonte originale: LINyM  (spagnolo)

 

 

Traduzione: Giampaolo Rocchi