Non c’è giustizia con l’impunità

di Giorgio Trucchi – 5 marzo 2026

Foto Giorgio Trucchi

Questo 2 marzo, i familiari di Berta Cáceres e il Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras (Copinh), accompagnati da organizzazioni sociali e popolari in difesa dei territori e dei beni comuni, si sono mobilitati verso la capitale, esigendo verità e giustizia per la leader indigena assassinata dieci anni fa.

Dopo aver effettuato un presidio davanti alle strutture dell’impresa Camosa, di proprietà della famiglia Atala Zablah, centinaia di persone si sono spostate verso la Corte Suprema di Giustizia e, successivamente, verso il Ministero Pubblico.

Oltre a condannare con forza il crimine di cui è stata vittima Berta Cáceres e a puntare il dito contro i mandanti dell’omicidio, hanno chiesto agli operatori della giustizia di procedere con i rinvii a giudizio.

Secondo il rapporto presentato recentemente dal Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti (GIEI), i principali responsabili del crimine sono stati i soci di maggioranza del progetto idroelettrico Agua Zarca e dell’impresa Desarrollo Energético SA (DESA).

Sarebbero stati loro a ricoprire “ruoli rilevanti nella creazione e nel funzionamento dell’apparato societario e finanziario che, in ultima istanza, ha reso possibile l’assassinio di Berta Cáceres”.

Nello specifico, ci si riferisce a José Eduardo, Pedro e Jacobo Atala Zablah e a Daniel Atala Midence, “che ricoprivano cariche dirigenziali sia in imprese legate al progetto Agua Zarca, sia in istituti bancari”.

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